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“Conoscere l’oggetto del proprio lavoro, per gli operatori impegnati in un progetto, comporta un processo di apprendimento continuo. Apprendere significa far crescere il proprio sapere. Sapere comporta una ripetuta elaborazione delle fantasie e dei fantasmi, individuali e di gruppo, che si sviluppano nel processo dell’apprendimento, della crescita, della trasformazione. Trasformarsi mobilita dunque emozioni, sentimenti ed affetti personali di ciascun operatore.”[1]

È ampiamente riconosciuto il bisogno di training specifici e di conoscenze psicologiche di base per chi lavora con i malati di cancro.

La mancanza di una preparazione psicologica adeguata e di interventi di supporto per il personale ospedaliero può indurre infatti reazioni di difesa capaci di influenzare negativamente la relazione con il paziente e con l'ambiente di lavoro. Questi aspetti potrebbero essere maggiormente contenuti attraverso una formazione continua del personale sanitario sulle dinamiche emozionali messe in gioco all'interno della relazione con il paziente.

La formazione psicologica degli operatori sanitari, ha l'obiettivo di venire a contatto con le proprie emozioni e i vissuti sollecitati dal contatto con un dolore profondo e, spesso, con la morte, proporre nuovi modelli di relazione e più efficaci modalità di comunicazione con i pazienti ed i loro familiari, sollecitare la promozione di “trame” condivise nel gruppo di lavoro e di una rete di accoglienza, condivisione e confronto fra i colleghi.

Se questi vissuti rimangono inconsapevoli, o vengono ignorati, o tenuti a freno (chiusi solo dentro sé stessi senza condivisione) bloccano facilmente il processo di crescita, di sviluppo delle competenze, e rischiano di far sviluppare strategie di intervento, modalità relazionali e modalità di lavoro che non portano all’ascolto, alla comprensione e al contenimento dei problemi dell’utenza, nella loro particolarità dovuta all’età evolutiva dei piccoli pazienti.

OBIETTIVI GENERALI

Questo lavoro ha lo scopo ultimo di andare ad arricchire i modelli già utilizzati dagli stessi operatori, migliorare le attitudini lavorative e la qualità delle cure prestate, prendere contatto con i propri vissuti dolorosi e la paura della malattia e della morte,

La presa in carico dell’équipe curante da parte di uno psicoterapeuta risulta oggi più che mai necessaria, infatti svariati studi hanno evidenziato che gli operatori sanitari sono a maggior rischio di burn-out.

Il trattamento del distress lavorativo viene espletato con l’implementazione di interventi sul gruppo (gruppi di supporto, gruppi educazionali volti all’acquisizione di competenze comunicative e psicosociali) e sul singolo operatore (analisi delle competenze cognitive e psicologiche di base, incentivazione al miglioramento delle competenze comunicative e relazionali, supporto nella fase critica, sviluppo delle capacità di adattamento alle perdite).

Tutti gli operatori concordano sulla necessità di impostare un’attività di supervisione come metodo per prevenire o controllare quella che alcuni autori definiscono “sindrome demotivazionale”, al fine di fornire un aiuto sollecito all’équipe curante.

Ciascun curante si confronta con le esigenze talvolta contraddittorie dei suoi compiti, si

interroga sulla pertinenza delle sue capacità; a volte si può constatare un'oscillazione tra il

desiderio di avvicinamento, la volontà di coinvolgersi nella relazione terapeutica e, in altri

momenti e per altri pazienti, la tendenza ad evitare un tale gioco relazionale rifugiandosi nel “tecnicismo”.

I rischi di malinteso, di conflitto tra i curanti, sono quindi importanti e possono condurre ad un irrigidimento degli atteggiamenti, ad una presa di distanza eccessiva e ai sintomi istituzionalmente classificati come sindrome di burn out, caratterizzati da negligenza nella comunicazione (per es. nessuno informerà il paziente del referto di un esame), dal non tenere nel dovuto conto la sintomatologia dolorosa portata dal paziente, da fuga e indifferenza di fronte alle manifestazioni di esaurimento emotivo del paziente stesso e della sua famiglia.

Nessuna équipe è esente da queste manifestazioni, che giustificano programmi ripetuti di sensibilizzazione dei curanti agli aspetti relazionali della cura, occasioni di valutazione della pratica professionale e di rimessa in gioco dei propri limiti e delle proprie potenzialità.

Sono quindi obiettivi perseguibili:

1. sviluppare una percezione positiva del proprio lavoro

2. favorire il riconoscimento delle proprie capacità

3. ristabilire una sensazione di controllo su alcuni fattori di stress

4. favorire una migliore percezione e riconoscimento dei bisogni del malato

5. permettere un riconoscimento precoce delle reazioni psicopatologiche del malato

6. apprendere delle strategie di intervento per rispondere ai bisogni dei malati

7. sviluppare la creatività

8. favorire la consapevolezza e il contatto con le proprie emozioni e quelle dei colleghi

9. favorire la consapevolezza e il contatto con le emozioni del paziente e dei suoi famigliari

10. creare una rete di lavoro che, attraverso la condivisione, farà sempre da riferimento per l’intero staff nei momenti più difficili del lavoro.

MODALITA’ DI LAVORO E STRUMENTI

Si intende proporre gruppi di lavoro quindicinali della durata di due ore circa in cui coinvolgere l’intero staff medico e infermieristico afferente al reparto di Pediatria Oncologica della Fondazione Salesi con i tempi sopra indicati.

Il lavoro del gruppo si struttura a partire dal "racconto" di un caso professionale portato in discussione da parte di un partecipante. Terminata la presentazione gli altri membri del gruppo che lo desiderano possono intervenire ponendo domande, formulando ipotesi, esprimendo pareri e considerazioni. La discussione del caso dura 90'.
Il lavoro del gruppo è guidato dal conduttore il quale, attento alle interazioni tra i partecipanti e tra lui ed il gruppo stesso, svolge la funzione di centrare il lavoro sulla relazione.

Gli strumenti di lavoro saranno:

- lezioni teoriche

- discussione di casi

- giochi di ruolo

- gruppi esperienziali

- sostegno e gestione dello stress

TEMPI DI LAVORO

Il presente progetto prevede un incontro quindicinale di due ore circa per un periodo di svolgimento che va da un minimo di sei mesi ad un massimo di un anno in via sperimentale con le seguenti fasi di sviluppo:

Primo mese:

- conoscenza del gruppo dei partecipanti e sua formazione

- Analisi delle dinamiche di gruppo, delle modalità di lavoro, della necessità/desiderio o del rifiuto/timore di una supervisione al proprio lavoro dal punto di vista emozionale;

- Introduzione teorica ai concetti di sistema, ciclo vitale famigliare (eventi normativi e paranormativi), struttura famigliare e genogramma, ruoli e funzioni, le generazioni (in particolare la generazione dei fratelli) fasi e compiti di sviluppo di una famiglia;

- la malattia in età evolutiva; come avvicinarsi al bambino paziente oncologico; come ascoltare i genitori, il fratello sano.

Dal secondo al sesto mese (se il progetto e semestrale):

- lavoro sui “casi” con l’utilizzo del genogramma e delle storie di vita dei pazienti ospiti in reparto

- lavoro sulle emozioni, vissuti, paure, dolori dello staff del reparto

- elaborazione della perdita e del lutto

- dinamiche relazionali dei partecipanti ai gruppi

Ultimo incontro:

- sintesi del lavoro effettuato

- raffronto tra la situazione iniziale e quella finale in quanto a modalità relazionali all’interno dello staff del reparto e in quanto a condizione emotiva

- considerazioni sull’utilità o meno del lavoro effettuato

Dott.ssa Linda Fiorà



[1] Paola Scalari, Costruire trame di pensiero, Animazione Sociale, numero 151 Marzo 2001