La mamma di Carletto

 

Questa serata è dedicata alla famiglia.

Giorgio Baleani nostro amico, rappresentante di questa associazione, ha invitato me e la mia famiglia a condividere questa cena insieme a voi. La mia è una famiglia molto fortunata anche se non tutti forse lo hanno saputo nel 2007 la parola serenità è sparita dal nostro vocabolario. Nostro malgrado siamo stati catapultati in un mondo che molti di noi per fortuna vede solo in televisione, ma vi assicuro che nella realtà è molto più dura. A un certo punto della tua vita arriva il Cancro. La paura più nera ti assale e la consapevolezza di non poter fare assolutamente niente per alleviare in alcun modo la sofferenza di tuo figlio ti uccide, la speranza che tutto vada bene è l’unica cosa che ti fa andare avanti. In questo periodo durato due anni e mezzo abbiamo conosciuto tante mamme, tanti papà e anche tanti bambini, alcuni come mio figlio che ce l’hanno fatta e altri bambini che purtroppo non sono stati così fortunati e che ora sono i nostri angeli custodi. Una delle prime mamme che ho incontrato è una donna eccezionale. Quando arrivammo noi nell’Aprile del 2007 questa mamma era già lì in ospedale con il suo bambino chiusa e riservata nella sua piccola stanza dove nessuno a parte medici e infermieri potevano entrare. Rispettando la sua riservatezza non ebbi modo di confrontarmi con lei e solo in un paio di occasioni mi resi conto della gravità della sua situazione. Chiusa nella cucinetta all’interno del reparto con un’altra donna assai straordinaria sempre pronta a dare conforto nei momenti più bui la Dottoressa Ines Carloni. Al secondo ricovero di mio figlio la porta di quella stanza la trovammo aperta, piena di luce e con la finestra aperta. Mio marito ed io ci guardammo e una fitta al cuore ci gelò all’istante. La nostra vita, la nostra lotta, la lotta di mio figlio per sconfiggere il Cancro doveva andare avanti. Nel Marzo del 2008 poco prima di Pasqua durante l’ultimo ricovero di mio figlio, ho rivisto e parlato con questa mamma straordinaria. Era venuta in ospedale a portare le uova di Pasqua ai bambini e a portare conforto a noi mamme. Non ci sono parole per spiegare quello che provai quel giorno. Mi sentii piccola come una formica e anche un po’ in colpa in verità perché in fondo anche se malconcio mio figlio era ancora vivo. Da quel momento le nostre vite non si sono più strecciate ci sentiamo spesso e quando è possibile condividiamo eventi come quello di stasera. Vi chiedo scusa se vi ho rattristato o annoiato ma questo era il solo modo per farvi conoscere questa donna straordinaria che dedica tutto il suo tempo all’associazione che ha fondato e che porta il nome di suo figlio.